In migliaia alla protesta di Coldiretti a difesa del made in Italy
Brennero, allevatori e agricoltori bloccano il valico
Dall'alba fermano i camion che arrivano dall'estero con prodotti venduti come italiani. Coldiretti: no ai finanziamenti pubblici alle aziende che importano materie prime
Migliaia di agricoltori e allevatori arrivati da tutte le regioni italiane stanno bloccando il valico del Brennero per protestare contro la mancata tutela del made in Italy che mette in ginocchio le loro aziende. È ''la battaglia di Natale: scegli l'Italia'', la protesta organizzata da Coldiretti per difendere il lavoro delle aziende agricole dalle importazioni di bassa qualità. Giovedì si replica a Roma, di fronte al Parlamento, dove Coldiretti promette di portare maiali vivi per continuare la manifestazione.
Il blocco e i controlli
Dall'alba, con i trattori in mezzo alla strada, bloccano i camion che entrano in Italia con carichi di cosce di maiale, formaggi, olio e semilavorati che verranno venduti come prodotti tipici nostrani. Intanto alla barriera di Vipiteno il Corpo Forestale dello Stato sta controllando i tir che entrano in Italia. Gli accertamenti si concentrano sul trasporto del cosiddetto latte spot e sulle carni.
Coldiretti: no ai finanziamenti pubblici a chi importa materie prime
Il nodo fondamentale, segnala Coldiretti, è la mancanza di tracciabilità delle materie prime e dei prodotti sulle etichette. "L'origine deve essere - tuona il presidente Roberto Moncalvo - l'Italia deve bloccare i finanziamenti pubblici alle aziende che importano materie prime". E ancora: da Coldiretti arriva la richiesta di "una legge che vieti le pratiche di commercio sleale che permettono di pagare gli allevatori e gli agricoltori meno di quello che spendono per produrre".
Il ministro De Girolamo: difendere il made in Italy è una battaglia culturale
"Credo profondamente nel made in Italy - ha detto il ministro che ha partecipato alla manifestazione -è la vera forza del nostro Paese, la leva di sviluppo su cui puntare per uscire dalla crisi che stiamo vivendo, abbiamo il dovere di difendere la produzione italiana".
Il commento di Confindustria
L'associazione degli industriali si dice "sconcertata per il comportamento del ministro,che con la sua presenza al Brennero ha dimostrato di non tenere in debita considerazione tutte le disposizioni Ue che regolano l'originalità dei prodotti agroalimentari", e ricorda che "per regola comunitaria e accordi internazionali non sono accettabili soluzioni protezionistiche. L'industria agroalimentare italiana sente forte la responsabilità della selezione delle materie prime".
Gli slogan
Arrivati da tutte le regioni italiane, allevatori e agricoltori denuciano i danni del finto made in Italy al grido di slogan come "Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10 percento dei posti di lavoro", "Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate", "615 maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina della Germania".
Quello che l'etichetta non dice
Ecco i numeri del finto made in Italy secondo una ricerca di Coldiretti: almeno un prodotto sue tre contiene materie prime straniere senza che venga indicato sull'etichetta.
I salumi. Nel 2012 l'Italia ha importato 57 milioni di cosce di maiale destinate ad essere stagionate o cotte e vendute come prosciutto, coppa, culatello. Domani a Montecitorio una delegazione di allevatori dell'Emilia Romagna andrà a presentare un pacchetto di proposte per rendere più trasparente le attività del settore suinicolo, in modo da rendere operativa la legge nazionale e comunitaria che prevede l'obbligo di indicare la provenienza dei maiali sull'etichetta.
L'olio d'oliva. Anche se la produzione nazionale raggiunge quasi le 500 mila tonnellate, le importazioni la superano. Il 30 percento degli oli che arrivano dall'estero però, dice Coldiretti, sono ottenuti da estrazioni non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) che poi vanno a contaminare almeno la metà delle confezioni che compriamo al supermercato.
La passata di pomodoro. Anche il piatto nazionale per eccellenza contiene ingredienti che arrivano dalla Cina e dagli Stati Uniti. Il 20 percento del pomodoro da industria arriva in Italia in fusti da 200 kg destinati a vasetti e barattoli di "vera passata di pomodoro italiana".
I formaggi. Anche colossi dell'orgoglio culinario italiano come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano sono sotto attacco: secondo Coldiretti l'Italia importa 83 mila kg l'anno del cosiddetto "similgrana" prodotto in Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia. E ancora: all'insaputa dei consumatori arrivano in tavola formaggi prodotti con polvere di latte e caseinati.
Gli agrumi. L'Italia ne importa un quantitativo pari al 14 percento della produzione nazionale, a cui si devono aggiungere 300 mila quintali di succhi concentrati (provenienti per la maggioranza dal Brasile) che finiscono nelle bibite senza che compaia sull'etichetta.
Gli allevatori: guadagni troppo bassi, siamo stremati
Per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale - spiegano i manifestanti - 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore".