CULTURA
Abitare con razionalità ma nel rispetto dei diritti degli individui
Architettura: morto Carlo Melograni, caposcuola del "metodo democratico"
Nell'attività progettuale si è occupato soprattutto di interventi pubblici per l'edilizia residenziale e per i servizi collettivi, in particolare scolastici
Protagonista di innovativi studi e progetti per interventi di recupero di numerosi quartieri e centri storici, Melograni era professore emerito di Progettazione architettonica. Nutrito da una forte passione politica progressista e riformista, mutuata dalla militanza nel Pci, Melograni si prefiggeva di realizzare edifici con "la scala umana", un modo di abitare che non rinunciava alla razionalità del progetto e allo stesso tempo ai diritti degli individui.
Dopo l'inizio della carriera accademica a Roma, Carlo Melograni fu docente nella Facoltà di Architettura di Palermo (1969-1971), per ritornare nel 1972 nella Facoltà dell'Università di Roma 'La Sapienza'; nel 1992 divenne preside della Facoltà di Architettura del nuovo ateneo di Roma Tre dove concluse la sua attività di docente nel 1997. Era anche Accademico di San Luca. Nell'attività progettuale si è occupato soprattutto di interventi pubblici per l'edilizia residenziale e per i servizi collettivi, in particolare scolastici: ha firmato tra le decine di interventi il nucleo iniziale dei padiglioni della Fiera di Bologna; la scuola media a Gibellina; le case popolari nel quartiere romano del Testaccio; il recupero nel centro storico di Trento; le case popolari a Sabaudia; il parco archeologico e naturalistico del Porto di Traiano a Fiumicino.
Tra le sue pubblicazioni figurano "Architettura italiana sotto il fascismo" (Bollati Boringhieri, 2008); "Architetture nell'Italia della ricostruzione. Modernità versus modernizzazione 1945-1960" (Quodlibet, 2015); "Progettare per chi va in tram. Il mestiere dell'architetto" (Quodlibet, 2020).