SALUTE
Ospedale Meyer, trapianto di cellule su bimba leucemica positiva al Covid

A marzo, nel pieno dell'emergenza epidemiologica da coronavirus, gli esami hanno rivelato che anche la piccola paziente era stata infettata. Come spesso accade nei bambini, la malattia ha avuto un decorso lieve, senza particolari complicazioni. Ma nei mesi successivi la piccola non si è mai negativizzata, anche se i medici hanno tentato ogni strada, utilizzando anche due trattamenti di plasma iperimmune.
Arrivata l'estate, i medici hanno deciso che il trapianto non poteva più attendere: la forma era troppo aggressiva e il rischio che la situazione degenerasse ulteriormente era troppo elevato. Non essendo stato possibile selezionare un donatore dal registro, i medici hanno deciso di utilizzare il padre aploidentico, cioè compatibile al 50%, e il percorso è iniziato.
"La peculiarità di questo trapianto - conclude Favre - è stata l'averlo iniziato con la piccola ancora positiva al Covid-19 e in assenza di una risposta immunitaria di guarigione. Ci trovavamo a iniziare la procedura trapiantologica in una condizione clinica paragonabile a una brutta influenza: in questi casi il trapianto viene solitamente rinviato. Trattandosi di Covid-19 il rischio di complicanze gravi era di gran lunga superiore. Una decisione quindi molto sofferta e discussa più volte da tutto il nostro gruppo di oncoematologi del Meyer. In letteratura, almeno da quanto ci risulta, non erano descritti casi di questo tipo e non sapevamo come avrebbe potuto reagire la bambina. Prima di procedere abbiamo sentito anche il parere non vincolante della commissione scientifica del Gitmo (Gruppo italiano trapianto di midollo osseo) e abbiamo chiesto l'opinione a numerosi esperti internazionali".