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ITALIA

operazione dei carabinieri

Falsa mozzarella di bufala venduta alle catene internazionali

Sequestrato un caseificio nel casertano. 13 arresti domiciliari, coinvolti anche biologi dell'Asl

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Falsa mozzarella di bufala venduta alle grandi catene internazionali, rifiuti smaltiti nelle fogne e nei fiumi, materie prime scadute acquistate all’estero e spacciate come ‘made in italy’. Sono solo alcune delle irregolarità conteste al caseificio Cantile srl di Sparanise (Caserta), produttore di mozzarella di bufala campana dop.

L’operazione coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai carabinieri ha portato agli arresti domiciliari per 13 persone e al sequestro dell'azienda e dei suoi sei punti vendita. 

Le indagini erano iniziate nel 2011 dopo un incidente sul lavoro nel quale un operaio della Cantile perse alcune dita della mano. L'episodio, segnalato come fortuito, nascondeva, invece, la manomissione di un macchinario dal quale, per aumentare la produzione, erano stati eliminati i sistemi di sicurezza per gli operatori.

Le investigazioni, basate soprattutto su intercettazioni telefoniche, hanno svelato l'esistenza di "un'autentica associazione per delinquere - si legge in una nota della procura - al cui vertice vi erano Guido Cantile, dominus di uno dei più importanti caseifici di mozzarella di bufala campana Dop del casertano, e i suoi due figli, Pasquale e Luigiantonio, con il contributo di alcuni dipendenti e collaboratori dell'azienda e con la complicità e la connivenza di veterinari dell'Asl".

Secondo le indagini la mozzarella commercializzata dalla Cantile e venduta in importanti catene di distribuzione, soprattutto francesi, aveva subito delle adulterazioni alimentari  grazie alla compiacenza delle due biologhe dell'azienda. Il latte di bufala veniva, infatti, sistematicamente mischiato con il latte vaccino e inoltre aveva una carica batterica superiore di 2.000 volte rispetto al consentito, “tale da rendere il prodotto potenzialmente nocivo per la salute”.

Questa "sistematica commissione di condotte illecite è stata resa possibile - si legge nella nota del procuratore aggiunto Raffaella Capasso - anche grazie alla complicità di funzionari dell'Asl addetti al controllo sanitario che in realtà era poco più che simbolico". La visita degli ispettori era infatti sempre preceduta da un avviso che consentiva al caseificio di mettersi ‘temporaneamente’ in regola.

Per tutti le accuse sono: associazione a delinquere, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, commercio di sostanze alimentari nocive e smaltimento illecito di rifiuti.
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