ITALIA
Il racconto del fratello
Saman Abbas, in una riunione si decise di "farla a pezzi"
Era presente anche lo zio Danish Hasnain, considerato l'esecutore materiale del delitto

La riunione
Dall'incidente probatorio emergono dichiarazioni che descrivono la crudezza e la violenza di quello che dovrebbe essere successo la notte del 30 aprile scorso. Ci fu una riunione e si parlò di come far sparire il cadavere di Saman "facendolo a pezzi". Tra le dichiarazioni del fratellino anche quella relativa ad un partecipante che interviene nella riunione "io faccio piccoli pezzi e se volete porto anch'io a Guastalla, buttiamo là, perché così non va bene".
Il ruolo del cugino
Il tribunale del Riesame di Bologna proposto dall'unico cugino in carcere è stato respinto e le motivazioni, appena depositate, sono una ulteriore conferma al quadro accusatorio. Secondo il collegio, presidente relatore Andrea Santucci, è probabile che i due cugini abbiano partecipato con lo zio all'esecuzione materiale del delitto. Nonostante quanto dichiarato da Ijaz, ci sono prove sul fatto che anche lui abbia partecipato alla fase preparatoria e allo scavo di una fossa il 29 aprile e partecipando alla riunione del 30 per la realizzazione di un piano ben conscio della sorte della giovane. Inoltre, argomentano i giudici, contro Ijaz c'è anche un altro elemento "di fortissima valenza indiziaria" e cioè "la subitanea fuga all'estero", del 6 maggio.
Movente
Per il tribunale il movente del delitto affonda "in una temibile sinergia tra i precetti religiosi e i dettami della tradizione locali (che arrivano a vincolare i membri del clan ad una rozza, cieca e assolutamente acritica osservanza pure della direttiva del femminicidio)". Fattore, insieme ad altri, "pacificamente emergente dall'obiettiva analisi della complessiva condotta, che fanno dell'autore o partecipe di un simile fatto delittuoso una persona di pericolosità estrema, alla fine capace di tutto".