ITALIA
Incontro storico con il Papa
Valdesi: volontà di riconoscimento reciproco
"Un incontro per quanto ci unisce come cristiani, ma anche per dire quanto ancora ci divide". Secondo i pastori valdesi "il cammino ecumenico è una scelta definitiva"

"Il fatto che un Papa entri in una chiesa valdese è significativo della volontà di riconoscimento reciproco e di lanciare ponti, come si suol dire; e poi, l'ha detto anche Papa Francesco: 'Abbattete i muri e costruite i ponti'. Ecco: questo è un ponte che si costruisce nel riconoscimento reciproco". E' la chiave di lettura del pastore valdese Paolo Ribet.
"La Chiesa valdese di Torino - ha raccontato Ribet a Radio Vaticana - ha una sua storia particolare. Forse non tutti sanno che i diritti civili sono stati concessi ai Valdesi - e poi anche agli Ebrei - soltanto nel 1848 e la Chiesa di Torino è la prima che è sorta al di fuori di quello che possiamo chiamare ''il ghetto delle Valle valdesi'', dove i valdesi erano rinchiusi e da cui non potevano uscire. Questa è poi una Chiesa che in qualche modo esprime le varie anime della Chiesa valdese: la parte più tradizionale, e, dall'altra parte, l'evangelismo italiano che è un po' più aperto alle realtà del mondo intorno a noi. Da una parte, la Tavola valdese invita papa Francesco, e, dall'altra parte, papa Francesco accetta questo invito. Il tutto è significativo di un riconoscimento reciproco che diciamocelo - non c'è stato sempre, da parte di ambedue le Chiese: nel senso che ci si pone spesso un po' in contrapposizione l'uno con l'altro, mentre invece qua si esprime una volontà di fraternità molto più forte". Ha spiegato Ribet.
Nel mondo protestante ha precisato il pastore "alcuni hanno trovato la scelta della Tavola immotivata, come se fosse un cedere dalle proprie posizioni; ma altri, invece, si sono dimostrati gioiosamente o sobriamente felici di questa possibilità di incontro".
Nel tempio valdese di Torino presenti anche rappresentanti metodisti, luterani, battisti, avventisti e dell'Esercito della Salvezza.