Il Parlamento Ue salva il "veggie burger" e la bistecca vegana
Nessuno degli emendamenti che si proponevano, o di vietare o di consentire, l'uso delle denominazioni di alimenti a base di carne per i prodotti di origine vegetale è stato approvato
Via libera a termini come "hamburger vegetali", "salame vegetale" o "bistecche vegane". Dopo giorni di dibattito, non sono passati gli emendamenti che prevedevano una regolamentazione sulla dicitura corretta da attribuire a prodotti preparati con vegetali ma chiamati con il nome dei loro corrispettivi "di carne", come bistecca, hamburger, salsiccia.
Non hanno raggiunto la maggioranza al Parlamento europeo né la disposizione sul divieto di usare termini relativi a tagli (bistecca) e preparati (hamburger) per prodotti vegetali, né quelle sul divieto con eccezioni (hamburger e salsiccia) oppure con deroghe possibili da autorizzare dalla Commissione.
Il primo, l'emendamento 165, riconosceva bistecca, salsiccia, scaloppina, burger e hamburger come prodotti "esclusivamente" a base di carne. Se fosse stato approvato, i prodotti a base vegetale sarebbero rimasti legali nell'Ue e avrebbero potuto continuare a essere venduti, ma la loro denominazione avrebbe dovuto essere modificata.
L'emendamento 264, presentato dal Ppe, riservava i nomi utilizzati per la carne (ad esempio manzo e maiale), i tagli di carne (ad esempio bistecca, braciola di maiale) e i prodotti a base di carne (ad esempio prosciutto, salame) esclusivamente ai prodotti contenenti parti commestibili di animali. Queste denominazioni di vendita non avrebbero potuto essere utilizzate o indicate sull'etichetta per descrivere, commercializzare o promuovere prodotti alimentari contenenti più del 3% di proteine vegetali. Tuttavia, questa regola non avrebbe dovuto essere applicata alla categoria delle preparazioni a base di carne di prodotti come burger e hamburger. In altre parole, l'hamburger vegetale avrebbe potuto continuare a chiamarsi "hamburger vegetale", ma il prosciutto vegetale avrebbe dovuto essere rinominato.
L'emendamento 275, presentato dal gruppo S&D, se approvato, avrebbe riservato, di norma, i nomi relativi alla carne solo per i prodotti contenenti carne. Tuttavia, alla Commissione sarebbe stato conferito il potere di adottare atti delegati (strettamente limitati a comprovate necessità) di modifica, deroga o esenzione alle definizioni o denominazioni di vendita. La Commissione avrebbe avuto il compito di redigere un elenco di prodotti a base vegetale che sarebbero stati esenti dalla regola purché riportanti la dicitura "senza carne".
I termini che possono essere utilizzati per gli alimenti, le preparazioni e i prodotti che non contengono parti commestibili di animali possono dunque essere, ad esempio, "a base vegetale", "privo di carne", "vegano" o "vegetariano". Va ricordato che la Corte di giustizia Ue ha stabilito che le denominazioni 'latte', 'burro', 'yogurt', 'formaggio' per i cibi vegani non sono possibili perché possono essere usate solo ed esclusivamente per i prodotti lattiero-caseari, cioè effettivamente derivati dal latte.
Coldiretti: "Basta inganni"
"Serve una norma nazionale per fare definitivamente chiarezza su veggie burger e altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi come mortadella, salsiccia o hamburger per evitare l'inganno ai danni del 93% dei consumatori che in Italia non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano". E' quanto chiede il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che non ha apprezzato la "fumata grigia" al Parlamento Europeo che lascia di fatto il carrello della spesa "aperto" a finti hamburger con "soia, spezie ed esaltatori di sapore o false salsicce riempite con ceci, lenticchie, piselli, succo di barbabietola o edulcoranti grazie alla possibilità" - evidenzia la Coldiretti - "di utilizzare nomi come "burger vegano" e "bistecca vegana", bresaola, salame, mortadella vegetariani o vegani con l'unico limite di specificare sull'etichetta che tali prodotti non contengono carne".
"Il perdurare di una situazione di incertezza rappresenta purtroppo un favore alle lobbies delle multinazionali che investono sulla carne finta, vegetale o creata in laboratorio - denuncia ancora Prandini - puntando su una strategia di comunicazione subdola con la quale si approfitta deliberatamente della notorietà e tradizione delle denominazioni di maggior successo della filiera tradizionale dell'allevamento italiano per attrarre l'attenzione dei consumatori e indurli a pensare che questi prodotti siano dei sostituti, per gusto e valori nutrizionali, della carne e dei prodotti a base di carne".
Permettere a dei mix vegetali di utilizzare la denominazione di carne - sottolinea Coldiretti -significa favorire prodotti ultra-trasformati con ingredienti dei quali spesso non si conosce nemmeno la provenienza visto che l'Unione importa ogni anno milioni di tonnellate di materia prima vegetale.