Messico, spiagge invase da alghe maleodoranti
Brutta sorpresa per chi in questi giorni è andato in cerca di sole e sabbia nelle popolari località balneari del Messico come Cancun, Playa del Carmen e Tulum: cumuli maleodoranti di sargasso stanno appestando le spiagge e trasformano in marrone il colore di acque un tempo turchesi. Quel che c'è di peggio è che secondo alcuni esperti questa potrebbe essere la nuova normalità. Un colpo durissimo per una economia totalmente incentrata sul turismo.
La costa caraibica della Riviera Maya infatti produce da sola metà delle entrate derivanti dal turismo dell'intero Paese e fino al 2014 non ha conosciuto il problema del sargasso. Ora, quella che potrebbe essere una combinazione letale di cambiamenti climatici, inquinamento da fertilizzanti e correnti oceaniche che trasportano le alghe nei Caraibi, hanno fatto esplodere il problema. Non avranno l'impatto globale dello scioglimento dei ghiacci polari, ma questi tappeti di alghe sulle spiagge dei Caraibi rischiano di essere uno dei segni più visibili dei cambiamenti climatici proprio a causa della popolarità e del numero di persone che frequentano questi luoghi.
Finora l'impatto negativo temuto sulla mono-economia turistica non c'è stato e all'aeroporto di Cancun gli arrivi sono aumentati del 3,3% anche quest'anno ma molti temono che presto il problema delle alghe si farà sentire. Per ora quello che si fa certamente sentire è l'odore nauseabondo di uovo marcio che rilascia il sargasso decomponendosi al sole. Tra gli effetti collaterali nocivi per l'ambiente c'è anche il fatto che, depositandosi sul fondale via via che marcisce, l'alga può soffocare il corallo per cui sono celebri le coste caraibiche e gli accumuli sulle spiagge possono rendere più difficile la nidificazione delle tartarughe marine.
"A mio modesto parere è un disastro che alla fine paralizzerà il turismo, le imprese e, triste a dirsi, distruggerà l'economia locale ", ha detto Jef A. Gardner, un turista americano, assiduo frequentatore di Playa del Carmen, "è un problema che riguarda tutta la costa orientale dei Caraibi da Cancun fino in fondo ad Ambergris Caye in Belize." Definirlo disastro ambientale potrebbe non essere una iperbole. L'invasione delle alghe è assai peggiore rispetto all'anno scorso e tocca le coste sulla terraferma ma anche le spiagge delle isole di tutta l'area. Nel 2014 toccò alle coste degli Stati uniti e quest'anno anche il versante orientale della Florida sul Golfo del Messico è colpita dalla piaga del sargasso.
Ma da dove vengono queste alghe? Si tratta di una fonte inaspettata: le acque tropicali dell'Atlantico oltre la foce del Rio delle Amazzoni. Chuanmin Hu, professore di oceanografia al dipartimento di Scienze marine della South Florida University, dice che la proliferazione del sargasso sembra essere il risultato di un maggiore afflusso di nutrienti e di correnti oceaniche risalenti che portano i nutrienti a galla. Le correnti oceaniche insomma spingono le alghe nei Caraibi, dove trovano un ambiente in cui possono crescere ulteriormente. Secondo l'esperto è improbabile che questo ciclo si fermi presto: "A causa dei cambiamenti climatici globali, potremmo aver favorito tutte quelle condizioni che favoriscono la proliferazione del sargasso." E per quanto siano necessarie ulteriori ricerche per poter collegare in modo certo questo fenomeno all'attività umana, conclude Hu, sono forti gli indizi che puntano alla "deforestazione e al maggiore uso di fertilizzanti" come possibili responsabili, almeno per quanto riguarda l'Amazzonia.
Nel frattempo, i proprietari di imprese turistiche in queste sfarzose località balneari sono alla disperata ricerca soluzioni immediate. "Quel che bisogna fare è fermare il sargasso prima che raggiunga le spiagge", dice Adrian Lopez, presidente degli imprenditori di Quintana Roo. Linee di contenimento e barriere galleggianti di plastica possono essere ancorati al largo per catturare la massa di alghe in arrivo ma, come nota Lopez, alcune località hanno coralli molto poco profondi e barriere coralline situate poco distanti dalla riva. Una soluzione emergenziale e molto costosa. Le tonnellate di sargasso che si adrebbero ad accumulare dietro le barriere dovrebbe essere raccolto, caricato a bordo di navi e portato via. Una operazione che necessiterebbe di centinaia di viaggi ogni giorno.
Gli scienziati hanno messo a punto sistemi di tracciamento capaci di rilevare la quantità di alghe in avvicinamento verso le coste dei Caraibi, ma è difficile prevedere quando o dove arriverà di preciso. Non c'è soluzione facile: sia l'estrazione in mare sia l'asportazione dalle spiagge con i bulldozer mettono a rischio l'habitat di diverse specie animali. "Puoi pulire una spiaggia, cominci alle 6 del mattino e alle 11 hai tolto tutte le alghe ma alle 7 di sera quando il sole tramonta, è di nuovo tutto pieno." dice, sconfortato, Adrian Lopez.
Un problema ulteriore è cosa fare di tutto il sargasso che viene portato via dalle spiagge. Non è nemmeno possibile utilizzarlo come fertilizzante o mangime per gli animali a causa delle sostanze chimiche che contiene, il sale, lo iodio e l'arsenico. Una possibilità è usarlo come additivo per fare mattoni. Ma il vero problema è che tutta l'attività economica di queste zone è incentrata sul turismo che dà da mangiare direttamente o indirettamente alla maggior parte della popolazione.