Pasta al dente o no? Per il dilemma è boom di lezioni online
Italiani popolo di artisti, poeti, navigatori e chef. E sì, perché chiusi in casa per via della pandemia, gli italiani, si sono riscoperti cuochi
Come si capisce quando il piatto è perfetto? Dalla cottura, che però non è una scienza esatta, ma è il primo passo per scolare, condire e impiattare. Secondo un sondaggio persone da Welovepasta su un campione di 2.300 persone emerge che per sentire se la pasta è cotta 3 italiani su 10 seguono attentamente i muniti stampati sulla confezione mentre 7 su 10 si affidano all'assaggio e all'esperienza.
A dimostrazione del fatto che la cottura della pasta non è una scienza esatta, basta pensare al gusto personale e alla tradizione del territorio: al nord si mangia “morbida” rispetto al sud, mentre a Roma invece si scola quando è "al chiodo". Non bisogna dimenticare la differenza tra formato e formato.
Ma come si faceva quando la pasta non era impacchettata e non si poteva contare sulle istruzioni? Si teneva il conto dei minuti recitando paternoster, avemarie e si aveva la capacità di "sentire" con il cucchiaio in legno la sua resistenza e flessibilità, per capire quando era il momento. D’obbligo l’assaggio.
Con gli italiani dietro ai fornelli chiusi nelle zone rosse, l’Unione Italiana Food ha deciso di guidarli on line in cucina svelando anche qualche segreto: "A contare è l'esperienza - dice Riccardo Felicetti, presidente dei pastai italiani - per la carbonara la pasta può essere più morbida perché di croccante c'è il guanciale, la cacio e pepe impone invece pasta al dente"