Non solo influencer, porte aperte al pubblico alla London Fashion Week che teme la Brexit
Vedere una sfilata? Adesso si può, basta comprare il biglietto
Grandi novità alla settimana della moda di Londra che quest'anno deve però mettere in conto lo spauracchio Brexit.
La prima è il biglietto d'ingresso, certo solo per alcuni défilé, acquistabile da tutti anche se a un prezzo non proprio abbordabile. Ghita Evansky, studentessa di 19 anni, ha sborsato 275 euro e aspetta pazientemente, davanti allo Store X, la sede principale della Fashion Week, nel centro di Londra, di assistere alla sfilata di Alexa Chung, modella, giornalista, conduttrice televisiva e ora anche stilista e influencer. Il biglietto VIP dà diritto a un drink, l'accesso a una zona privata e una borsa piena di "gadget" e regalini del brand.
Dopo aver tastato il terreno, gli organizzatori hanno deciso di aprire le porte della London Fashion week a duemila persone appassionate di moda anche se sono escluse le sfilate degli headliner come Burberry o Victoria Beckham. "Internet ha cambiato tutto", dice Stephanie Phair, presidente del British Fashion Council (BFC) che rappresenta l'industria della moda britannica. "Giornalisti e "influencer" pubblicano da anni foto in tempo reale sui social media, quindi perché non possiamo coinvolgere direttamente le persone e avvicinarle ai creatori?"
"Sono sempre di più gli acquirenti che vogliono vivere l'esperienza di partecipare a una sfilata di moda, vedere e toccare con mano la magia della moda ", continua. Nel fine settimana si potrà assistere (pagando) a sei défilé. Oltre ad Alexa Chung, sono molto interessanti House of Holland e Autoritratto, che vanta tra le sue clienti Kate Middleton e Meghan Markle, le mogli dei principi William e Harry. Molti stilisti approvano l'iniziativa. Dice il designer Bora Aksu di Londra: "Questo è un modo per incontrare direttamente i consumatori, e avere un riscontro immediato sulla collezione". Su un punto concordano tutti; la moda non è più un'isola esclusiva, il mondo è cambiato. Ma, fa notare Kathy Fawcett, arrivata da Bristol, il prezzo del biglietto, minimo 150 euro, è ancora troppo alto: "Se vogliono cambiare la loro immagine elitaria, devono renderla più accessibile", dice.
L'incognita Brexit
L'industria britannica della moda è preoccupata per una possibile un'uscita hard dall'Ue, una "Brexit no deal", e ha sfruttato l'inaugurazione della London Fashion Week per far sentire forte la sua voce. Nel corso della cerimonia di apertura odierna, di quella che potrebbe essere l'ultima edizione prima del divorzio ufficiale da Bruxelles, Stephanie Phair, presidente del British Fashion Council, ha preso la parola per ribadire che l'industria sta esortando il governo britannico a trovare un accordo prima di lasciare i 27. Il British Fashion Council aveva già fatto sentire la sua voce il 2 settembre scorso chiedendo a Boris Johnson di trovare un'intesa con Bruxelles per garantire il futuro della moda britannica e invitandolo a non introdurre politiche migratorie troppo restrittive che chiudano le porte del Paese ai molti talenti stranieri e alla manodopera specializzata di cui il settore creativo ha bisogno. Stephanie Phair ha ribadito che, secondo le stime, un no deal costerebbe nell'immediato al mondo della moda ben oltre 800 milioni di sterline (circa 1 miliardo di dollari). Il Regno dovrebbe attenersi alle regole commerciali del Wto. Per questo Phair è tornata a sollecitare il governo a negoziare un accordo che garantisca "la salute e la crescita costante dell'industria fashion".
La sfilata di Naomi
In attesa dei nomi simbolo del made in Britain come Burberry, Christopher Kane o Victoria Beckham, ha destato grande attenzione la passerella di beneficenza di Fashion for Relief fondata da Naomi Campbell che quest'anno sta raccogliendo fondi per l'educazione dei bambini. Abiti colorati e stravaganti, paillettes e maniche di piume, giacche destrutturate e molte stampe tra cui una dedicata all'amica di passerella Kate Moss. Presenti alla sfilata in prima fila uno accanto all'altro i redattori di Vogue Edward Enningul e Anna Wintour. E non è mancata neanche la protesta degli attivisti di Extinction Rebellion,movimento ambientalista radicale che si batte per denunciare l'insufficiente azione dei governi contro i cambiamenti climatici.